La vita monastica

I  VOTI

 Nella sua Regola  San Benedetto afferma che il monaco novizio che desidera emettere i voti, deve: “nell’oratorio, alla presenza di tutti… promettere la stabilità, la conversione della vita e l’obbedienza….” (Cap 58) Questi sono i voti monastici benedettini.

 L’OBBEDIENZA

 La parola “obbedienza” ha collegamenti col verbo latino “ascoltare”. Col voto di obbedienza il monaco (la monaca) sii dedica al profondo ascolto di Dio, il che è la conversazione fondamentale che si sviluppa nelle nostre vite. Questa conversazione comincia prima di tutto, nell’ascolto della voce di Dio nelle Scritture e nella preghiera. Ma spesso la voce di Dio è mediata nelle relazioni umane. Il monaco si pone all’ascolto dell’Abate, che si crede tenga il posto di Cristo nel monastero, e degli altri membri della Comunità. Questo ascolto profondo talvolta ci dice che non dobbiamo fare ciò che è più facile o più comodo per noi stessi, ma pensare quale sia il maggior bene per la Comunità, o anche cosa sia meglio per noi stessi, il che talvolta si realizza lentamente. Questo totale ascolto è ciò che dà vita alla nostra obbedienza.

 LA STABILITA’

 Il voto di stabilità è unico e particolare delle comunità monastiche benedettine. Ciò che significa è che il monastero dove il monaco ha fatto la sua professione è la sua casa per il resto della sua vita. Al contrario di altri istituti religiosi, il monaco appartiene a una determinata comunità, e non dovrebbe essere trasferito da una casa religiosa a un’altra. E’ anche vero che alcuni monaci sono mandati a operare in parrocchie o all’estero, ma il monastero dove egli ha professato è sempre la sua “casa”, e la comunità sarà sempre la sua “famiglia” a cui egli ritorna di tempo in tempo.. Questo aspetto della vita monastica, può essere particolarmente attraente oggi: il voto di stabilità lega una persona alla sua comunità per la vita. Nel continuo flussi di cambiamenti della vita odierna molti trovano la stabilità una sorgente di forza e di pace.

 IL CAMBIAMENTO DELLA VITA – “CONVERSATIO MORUM”

 Il terzo voto, conversatio morum può essere tradotto letteralmente “conversione della vita”, anche se il suo esatto significato è molto dibattuto, cos’ spesso è lasciato nella sua forma latina. Significa essere fedeli al vivere monastico, per una sincera, assoluta ricerca di Dio. Sebbene non sia espresso esplicitamente, esso comprende gli altri voti tradizionali che tutti i religiosi professa: castità e povertà. Non ci si sposa, per essere liberi per Dio, e la nostra vita è segnata dalla frugalità e dalla semplicità, evitando un sempre maggiore accumulo di possesso, ma accontentandoci di quanto abbiamo in comune.

 Se rimaniamo fedeli alla forma di vita monastica, S. Benedetto ci promette che “ progredendo nella vita monastica, dilatato il cuore nella fede, correremo per la vie dei Comandamenti di Dio con un indescrivibile diletto di amore”