La chiamata

Come per la chiamata di Matteo, Gesù entra nelle nostre vite quasi sempre in modo inaspettato e allora ci sentiamo spinti a seguirlo, Ci rendiamo conto che molte cose chi impedirebbero questa sequela, ma alla fine il suo richiamo ci convince perché ci mostra una via migliore, quella che porta a un Dio di verità. Nonostante la nostra fragilità umana, le nostre esitazioni, Egli ci dà la grazia di deciderci e di andare incontro alla luce. Ci chiama per aprirci a Lui ed essere trasformati da questa luce.

La chiamata di Cristo ha raggiunto uomini e donne in ogni tempo. San Benedetto dice che il Cristo ci chiama ogni giorno. Ad ognuno è richiesto di seguire la via della santità. Ma qualcuno ha udito e continua ad udire che questa voce gli chiede di seguirlo nella via particolare della vita monastica.

 La Scuola del Divino Servizio

Il genio di San Benedetto colse il meglio della tradizione monastica e compose la sua Regola che offre una speciale guida pratica e spirituale per i monaci. Il Papa San Gregorio ci dice che questa Regola ha come aspetto peculiare la “discrezione”. E veramente in essa è rilevante, è la profonda comprensione di San Benedetto per la creatura umana, e ciò che offre è una grande saggezza e incoraggiamento a quelli che cercano Dio nella vita monastica.

Inoltre Benedetto si rese conto che noi arriviamo a Dio anche per mezzo di altre persone: la comunità è importante: noi abbiamo bisogno dell’appoggio e dell’incoraggiamento degli altri. Ci occorre la guida e l’esperienza di altri che ci aiutino nella nostra ricerca di Dio.

La comunità monastica è il luogo dove impariamo la pratica dell’amore per Dio e fra di noi. S. Benedetto la descrive come “Scuola del divino servizio”. Impariamo a servire Cristo specialmente in quelli che sono nel bisogno: i vecchi, i malati, i poveri, gli ospiti, i pellegrini che vengono al monastero. L’ultimo capitolo della Regola che corona e completa tutto lo scritto è il canto di questa visione ispirata dall’amore.