Preghiera e lavoro

Forse la cosa più notevole per coloro che visitano un monastero è il ritmo della giornata. Parecchie volte al giorno la comunità si riunisce per la Santa Messa e per l’Ufficio Divino. C’è anche il tempo per la preghiera privata, in particolare per la “Lectio divina”; la preghiera meditata della Sacra Scrittura. Ma come tutte le persone la monaca trascorre una parte della giornata nel lavoro. Può essere lavoro manuale, come curare l’andamento comune della casa monastica,  o anche intellettuale come preparare conferenze, ritiri, traduzioni, o ancora, accogliere gruppi, o persone che desiderino ascoltare una parola. A differenza di molti recenti fondatori, San Benedetto non puntualizza un genere particolare di lavoro, ma sottolinea che il lavoro è parte essenziale della vita monastica.

Il nostro monastero, che attraverso i secoli ha avuto la base del suo lavoro nella attività educativa con la gestione dì vari gradi di scuola, continua questa attività – in modo diverso, ma sempre con lo sguardo verso la promozione della persona, nella cura dell’ospitalità, e nell’accoglienza di gruppi, generalmente parrocchiali, che a noi si rivolgono per la preparazione a ricevere i Sacramenti.

A questo si aggiunge, ora più che mai, l’assistenza ai poveri che, in grande numero, vengono a noi per aiuto.

In qualche modo San Benedetto non fa che porre l’accento sugli aspetti fondamentali della risposta del cristiano alla richiesta di Dio. Non c’è nulla di difficile in quello che egli presenta. Attraverso la Santa Messa, il Divino Ufficio, la Lectio divina, la monaca si immerge nelle cose di Dio divenendo attenta alla sua Parola. Di qui scaturisce anche l’attività quotidiana che le viene affidata e tutta la giornata è come una tela ben intessuta fra preghiera e lavoro in modo che “in tutte le cose sia glorificato Dio” (Regola, 57)